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Voglio ringraziare tutte le Persone che, affidando a me la loro #Salute, hanno permesso di raggiungere questo piccolo ma gratificante traguardo

#grazie 💜
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Voglio ringraziare tutte le Persone che, affidando a me la loro #Salute, hanno permesso di raggiungere questo piccolo ma gratificante traguardo 

 #grazie 💜

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Congratulazioni... posso solo confermare . I miei muscoli e le mie articolazioni ringraziano !

Bravissima complimenti

Grazie a te. Sei un toccasana per il corpo e per la mente.. Congratulazioni 🎉 🍀🌹🍀🌹🍀🌹🎉

Complimenti! 😘

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Numerose evidenze cliniche hanno documentato che i pazienti fibromialgici sono fisicamente decondizionati. L’aggravamento del dolore muscoloscheletrico diffuso dopo l’esecuzione di sforzi fisici induce i pazienti a limitare le proprie attività; si crea così un circolo vizioso in cui la forma fisica peggiora progressivamente e la tolleranza allo sforzo si riduce inesorabilmente. Quando l’esacerbazione del dolore si verifica non solo per sforzi fisici di una certa intensità ma in seguito all’esecuzione delle normali attività di vita quotidiana, si instaura una vera e propria disabilità.
I pazienti fibromialgici devono essere incoraggiati a praticare una regolare attività fisica ad impatto lieve e di tipo aerobico, come camminare, nuotare o andare in bicicletta. Sono sufficienti 45 minuti circa, tre volte alla settimana, per ottenere benefici. L'attività in palestra, invece, non si è dimostrata molto tollerata dai pazienti. Inizialmente, l'esercizio fisico potrebbe aumentare il dolore e la stanchezza, ma un approccio graduale e regolare spesso diminuisce i sintomi e consente di incrementare progressivamente la capacità funzionale. In generale, la raccomandazione è quella di mantenersi in movimento senza raggiungere il limite di affaticabilità del muscolo; in questo modo si evita di ottenere un effetto controproducente. Un fisioterapista può supportare ed aiutare a sviluppare un adeguato programma di esercizi a casa, dedicato al singolo soggetto.
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Numerose evidenze cliniche hanno documentato che i pazienti fibromialgici sono fisicamente decondizionati. L’aggravamento del dolore muscoloscheletrico diffuso dopo l’esecuzione di sforzi fisici induce i pazienti a limitare le proprie attività; si crea così un circolo vizioso in cui la forma fisica peggiora progressivamente e la tolleranza allo sforzo si riduce inesorabilmente. Quando l’esacerbazione del dolore si verifica non solo per sforzi fisici di una certa intensità ma in seguito all’esecuzione delle normali attività di vita quotidiana, si instaura una vera e propria disabilità.
 I pazienti fibromialgici devono essere incoraggiati a praticare una regolare attività fisica ad impatto lieve e di tipo aerobico, come camminare, nuotare o andare in bicicletta. Sono sufficienti 45 minuti circa, tre volte alla settimana, per ottenere benefici. Lattività in palestra, invece, non si è dimostrata molto tollerata dai pazienti. Inizialmente, lesercizio fisico potrebbe aumentare il dolore e la stanchezza, ma un approccio graduale e regolare spesso diminuisce i sintomi e consente di incrementare progressivamente la capacità funzionale. In generale, la raccomandazione è quella di mantenersi in movimento senza raggiungere il limite di affaticabilità del muscolo; in questo modo si evita di ottenere un effetto controproducente. Un fisioterapista può supportare ed aiutare a sviluppare un adeguato programma di esercizi a casa, dedicato al singolo soggetto.

⚡IL POTENZIALE RUOLO DELL'OSTEOPATIA NEL SOGGETTO FIBROMIALGICO⚡

Il percorso terapeutico nel soggetto fibromialgico, data la complessa eziopatogenesi della malattia, richiede sicuramente un approccio globale e multidisciplinare in cui, a partire dalla diagnosi prettamente medica, il paziente viene preso in carico da figure come Nutrizionista, Fisioterapista e Psicologo ed è in questo quadro che l’Osteopata può rappresentare un valido ed ulteriore supporto.

Alla base di tutta la sintomatologia tipica del soggetto fibromialgico c’è quella che viene definita condizione di CARICO ALLOSTATICO perdurante, il cui aumentare nel tempo determina un progressivo peggioramento della patologia e della sintomatologia correlata. Il trattamento osteopatico pertanto si pone come obiettivo una riduzione di tale condizione attraverso un incremento dello stato di Salute. Le recenti evidenze infatti, relative alla capacità del trattamento di modulare positivamente le aree cerebrali correlate al dolore cronico e la capacità di agire a livello delle Sistema Nervoso Autonomo, pongono le basi per un potenziale ruolo dell’osteopatia in questa popolazione di pazienti.

Le tecniche prevalentemente adottate dovrebbero essere di tipo indiretto, la cui peculiarità è quella di lavorare in maniera assolutamente non invasiva, proprio per l’estrema sensibilità al dolore che questi pazienti manifestano.
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⚡IL POTENZIALE RUOLO DELLOSTEOPATIA NEL SOGGETTO FIBROMIALGICO⚡

Il percorso terapeutico nel soggetto fibromialgico, data la complessa eziopatogenesi della malattia, richiede sicuramente un approccio globale e multidisciplinare in cui, a partire dalla diagnosi prettamente medica, il paziente viene preso in carico da figure come Nutrizionista, Fisioterapista e Psicologo ed è in questo quadro che l’Osteopata può rappresentare un valido ed ulteriore supporto. 
 
Alla base di tutta la sintomatologia tipica del soggetto fibromialgico c’è quella che viene definita condizione di CARICO ALLOSTATICO perdurante, il cui aumentare nel tempo determina un progressivo peggioramento della patologia e della sintomatologia correlata. Il trattamento osteopatico pertanto si pone come obiettivo una riduzione di tale condizione attraverso un incremento dello stato di Salute. Le recenti evidenze infatti, relative alla capacità del trattamento di modulare positivamente le aree cerebrali correlate al dolore cronico e la capacità di agire a livello delle Sistema Nervoso Autonomo, pongono le basi per un potenziale ruolo dell’osteopatia in questa popolazione di pazienti. 

Le tecniche prevalentemente adottate dovrebbero essere di tipo indiretto, la cui peculiarità è quella di lavorare in maniera assolutamente non invasiva, proprio per l’estrema sensibilità al dolore che questi pazienti manifestano.

Dopo l'artrosi, la Fibromialgia è il secondo disturbo “reumatico” più comune. A seconda dei metodi diagnostici utilizzati può interessare dal 2 all'8 % della popolazione e può svilupparsi a qualsiasi età. La prevalenza è simile nei diversi paesi, culture ed etnie sebbene colpisca il sesso femminile con una incidenza maggiore.

La fibromialgia può essere pensata come uno stato di dolore di origine centrale, un disturbo permanente che può iniziare a qualsiasi età e si manifesta con dolore diffuso in diverse regioni del corpo. Si definisce “centralizzato" perchè riferito al sistema nervoso centrale e non solo a condizioni periferiche tissutali.

I pazienti con fibromialgia, spesso riferiscono una anamnesi familiare in cui è presente almeno un episodio di dolore cronico. I fattori genetici, insieme a meccanismi epigenetici, possono infatti a volte spiegare la forte predisposizione a tale patologia.
Per quanto riguarda invece i fattori ambientali quelli che hanno più probabilità di innescare la fibromialgia includono:
☑️Alcuni tipi di infezioni (Virus di Epstein-Barr, malattia di Lyme, epatite virale),
☑️Traumi fisici e psicologici
☑️Condizioni di stress perdurante

Le 3 terapie non farmacologiche meglio studiate sono
☑️ Istruire il paziente alla gestione della sua condizione
☑️la terapia cognitivo-comportamentale
☑️l'esercizio fisico

L'entità della risposta al trattamento con queste terapie spesso supera quella per i farmaci. Il più grande vantaggio si osserva nella migliore funzionalità, che dovrebbe essere l'obiettivo principale del trattamento in condizioni di dolore cronico. Inoltre è stato osservato che questi approcci possono portare a miglioramenti prolungati nel tempo (> 1 anno).

Di fatto le terapie complementari e alternative (Tai chi, yoga, agopuntura ) possono essere utili come coadiuvanti nel trattamento della fibromialgia. Alcune evidenze, inoltre, suggeriscono essere in grado di dare ai pazienti un maggiore senso di controllo della loro malattia: fornire una gamma di terapie può migliorare la probabilità di una risposta placebo attivando, all'interno del corpo, meccanismi analgesici.
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Dopo lartrosi, la Fibromialgia è il secondo disturbo “reumatico” più comune. A seconda dei metodi diagnostici utilizzati può interessare dal 2 all8 % della popolazione e può svilupparsi a qualsiasi età. La prevalenza è simile nei diversi paesi, culture ed etnie sebbene colpisca il sesso femminile con una incidenza maggiore. 

La fibromialgia può essere pensata come uno stato di dolore di origine centrale, un disturbo permanente che può iniziare a qualsiasi età e si manifesta con dolore diffuso in diverse regioni del corpo. Si definisce “centralizzato perchè riferito al sistema nervoso centrale e non solo a condizioni periferiche tissutali. 

I pazienti con fibromialgia, spesso riferiscono una anamnesi familiare in cui è presente almeno un episodio di dolore cronico. I fattori genetici, insieme a meccanismi epigenetici, possono infatti a volte spiegare la forte predisposizione a tale patologia. 
Per quanto riguarda invece i fattori ambientali quelli che hanno più probabilità di innescare la fibromialgia includono:
☑️Alcuni tipi di infezioni (Virus di Epstein-Barr, malattia di Lyme, epatite virale),
☑️Traumi fisici e psicologici
☑️Condizioni di stress perdurante  

Le 3 terapie non farmacologiche meglio studiate sono
☑️ Istruire il paziente alla gestione della sua condizione 
☑️la terapia cognitivo-comportamentale
☑️lesercizio fisico

Lentità della risposta al trattamento con queste terapie spesso supera quella per i farmaci. Il più grande vantaggio si osserva nella migliore funzionalità, che dovrebbe essere lobiettivo principale del trattamento in condizioni di dolore cronico. Inoltre è stato osservato che questi approcci possono portare a miglioramenti prolungati nel tempo (> 1 anno).

Di fatto le terapie complementari e alternative (Tai chi, yoga, agopuntura ) possono essere utili come coadiuvanti nel trattamento della fibromialgia. Alcune evidenze, inoltre, suggeriscono essere in grado di dare ai pazienti un maggiore senso di controllo della loro malattia: fornire una gamma di terapie può migliorare la probabilità di una risposta placebo attivando, allinterno del corpo, meccanismi analgesici.
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