LO STILE DI VITA IN UNA VISIONE MULTIDIMENSIONALE

Mar 24, 2020 | Osteopatia

Coniato per la prima volta nel 1929 dallo psicoterapeuta austriaco Alfred Adler, il termine “stile di vita” indicava un “pattern di reazioni e comportamenti, stabilito durante l’infanzia e che rimane caratteristico di un individuo [durante il corso della sua vita]”. Consapevoli del paradosso interno a questa definizione, che presuppone una sorta di destino ineluttabile, nel 1960 il neologismo venne ad indicare un “modo o uno stile di vita che può essere scelto e modellato a piacimento”.

Se oggi digitiamo sui motori di ricerca il termine “stili di vita salutari” si generano circa 1.500.000.000 risultati, a riprova del fatto che qualsiasi cosa voglia dire, molti di noi vi ambiscono.

Nell’ultimo decennio, il mondo della ricerca ha posto particolare l’attenzione nell’indagare come, le abitudini quotidiane, possano o meno influenzare il nostro stato di salute.

Alla base di questo c’è, da un lato, l’avvento delle pioneristiche scoperte sull’ epigenetica , dall’altro l’importante transizione epidemiologica verso cui la sanità mondiale si sta dirigendo. L’ultimo rapporto dell’OMS infatti ha stimato che nel 2016, circa 40,5 milioni (71%) dei 56,9 milioni di decessi nel mondo sono stati causati da malattie croniche e che da qui al 2030 l’80% delle risorse del settore sanitario saranno destinate alla loro gestione.

Motivi quindi di salute pubblica e globale hanno posto l’accento sull’importanza degli stili di vita.

Numerosi studi oggi dimostrano come l’alimentazione, la sedentarietà, il fumo, l’abuso di alcol e il distress psichico ed emotivo, rappresentino un rischio per la nostra Salute. Tutti questi fattori prendono il nome di stressors, intendendo con tale termine tutti i possibili trigger patofisiologici in grado di generare una perdita di coerenza dei nostri sistemi interni di regolazione, noti come ritmi circadiani.

Noto ormai da anni del potente ruolo preventivo e terapeutico del cibo in numerose patologie come il diabete di tipo II, l’obesità, le malattie cardiache, l’ictus, alcuni tumori e l’invecchiamento, risultano di notevole interesse le nuove scoperte riguardo l’azione e la modulazione degli alimenti su quella che viene chiamata systemic chronic low grade inflammation, ossia uno stato di infiammazione cronica sistemica di basso grado alla base di tutte le malattie croniche sopra menzionate. Affronterò l’infiammazione e la low grade inflammation in maniera più dettagliata in un prossimo articolo.

Al pari dell’alimentazione, anche l’attività fisica, svolta rispettando certi parametri per far sì che sia terapeutica e non nociva, è comunemente accettata per diminuire livelli di biomarcatori infiammatori e ridurre così il rischio di sviluppare le più comuni malattie croniche. Alcuni dati infatti mettono in relazione l’esercizio fisico mirato, con diversi pattern di metilazione del DNA, suggerendo la presenza di meccanismi epigenetici alla base di tali effetti protettivi.

Il benessere psichico, inteso come equilibrio emotivo e focus individuale, completa il quadro in un’ottica di benessere multidimensionale ma affronterò il tema del distress emotivo in una trattazione a parte proprio per l’importanza dell’argomento.

In ultimo, ma non ultimo, recenti ricerche correlano l’importanza della qualità del sonno sulla nostra Salute, per il potente ruolo che riveste nella regolazione dei ritmi circadiani, ma anche questo argomento verrà affrontato in una prossima trattazione.

Vero è che il nostro sistema ha una grande capacità resiliente, motivo per cui se questi stressors permangono per un tempo ragionevolmente breve, non esitano necessariamente in una fenotipizzazione della malattia, cosa diversa è quando certe condizioni permangono per lungo tempo. Questi sono i meccanismi alla base del concetto di allostasi e carico allostatico.

Ci sono inoltre ragioni per credere che comportamenti salutari o malsani siano correlati in un’ottica di auto-condizionamento. Si è visto, per esempio, che soggetti che abusano di alcol sono spesso fumatori in quanto la nicotina pare abbia un ruolo nel contrastare gli effetti depressivi dell’alcol. A questo si affianca, di conseguenza, lo scoraggiamento all’attività fisica da parte del fumo di sigaretta per gli effetti che esso ha sui polmoni a cui consegue una ridotta attività fisica che a sua volta incrementa il bisogno di ingerire cibo. Un vero e proprio circolo vizioso.

Noto è che il cambiamento di un comportamento presuppone l’alterazione di uno stile di vita malsano che noi stessi abbiamo scelto, ma questa scelta può essere profondamente radicata dall’infanzia e continuare nella vita adulta, può essere legata all’età, allo stato socio-economico e culturale, inquadrando in questo modo il concetto di “stile di vita” in un complesso contesto multidimensionale. Eppure, coscienti di quanto sia difficile sgretolare abitudini consolidate e profondamente radicate, ci viene chiesto uno sforzo oggi per preservare la nostra salute nel domani. Rendersi consapevoli del dover modificare certi comportamenti è un primo passo già molto importante, affidarsi a qualificati professionisti è il passo successivo, perché così come certi loop si sono generati, è altrettanto possibile modificarli.

 

Fonti:

  • Steffen J: Healthy Lifestyle: A Virtue in Search of a Vision. Lifestyle Genomics 2018;11:13-15. doi: 10.1159/000487612
  • Exercise and inflammation-related epigenetic modifications: focus on Dna methylation. Steven Horsburgh, Paula Robson-ansley, Rozanne Adams, Carine Smith.
  • E. Patterson,P.S. Haines,B.M. Popkin. Health Lifestyle Patterns of U.S. Adults. Prev. Med. 1994; 23(4); 453-460
  • Handschin C, Spiegelman BM. The role of exercise and PGC1alpha in inflammation and chronic disease. Nature. 2008;454(7203):463–469. doi:10.1038/nature07206

 

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